non sono d'accordo con il caso specifico che Alberoni usa come punto di partenza e gli esempi che cita, e nemmeno condivido in pieno la visione della brutalità dell'uomo allo stato di natura, d'altronde è interessante la riflessione sul ruolo di famiglia e società, e la considerazione che a scolarizzazione, conoscenza ed informazione non necessariamente corrispondano educazione, legalità e civiltà.
.. è scomparso il controllo che, nel passato, veniva esercitato dalle famiglie e dalla comunità. Negli ultimi decenni si è diffuso il convincimento erroneo che il mondo dell’amore, dei sentimenti delicati, delle buone maniere, della lealtà e della legalità sia qualcosa di naturale, di spontaneo. No: è il prodotto di millenni di civilizzazione e si conserva solo grazie alla continua vigilanza della comunità (ed aggiungerei anche qui: delle famiglie. viva il '68) , alla sua costante azione educativa, alla sua continua crescita culturale. Quando questo ordine si rompe, per esempio in una guerra, vediamo esplodere i comportamenti primordiali più brutali: gli uomini torturano, stuprano, uccidono. Basta lasciare giovani maschi e giovani femmine insieme senza leggi, e ben presto si forma un gruppo dominante di maschi violenti ed armati che schiavizza gli altri e monopolizza tutte le femmine. Cosa fanno i signori della guerra in Africa, cosa fanno gli arabi nel Darfur? No, la pura spontaneità non produce vivere civile, ma solo paura, oppressione ed arbitrio. La civiltà è il prodotto dell’educazione degli impulsi attraverso la cultura, la morale, la legge. Soprattutto attraverso l’esempio.. (F. Alberoni, www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/Alberoni/2007/04_Aprile/16/alberoni.shtml)

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