Friday, February 29, 2008

Benchè il parlare in pubblico continui a procurarmi a priori e sul momento uno stato d'ansia non indifferente, fortunatamente ho la forte tendenza a trarre frutto dall'esperienza, e più mi trovo a dover parlare, maggiore è la (apparente) naturalezza con cui gestisco il tempo a disposizione. D'altronde di animali da palcoscenico ne esistono e ne conosco diversi, buon per loro, ma una volta distolta (parte del)la mia attenzione da me medesima, e studiato il comportamento di chi mi circonda, mi accorgo che tanti sono a disagio almeno quanto me - e questo innegabilmente mi rilassa. Poi, come ripeto, ogni sfida vinta avvicina alla meta, che sei te.

Thursday, February 28, 2008

MOSTAR – Questa è la storia di Zielka e Vernes, ventenni di Mostar, lei cattolica, lui musulmano, amici in gran segreto. Ma questa è anche la storia di tutta l’ex Jugoslavia, di Israele, di Belfast, del Rwanda e di tutti quei luoghi in cui i confini sono sottili, la convivenza e la pace sono sempre pronte a saltare in aria. Zielka e Vernes si frequentano come due amanti clandestini, e invece sono solo amici. Vorrebbero divertirsi insieme, come quando erano bambini e le prime bombe non erano ancora scoppiate. A quei tempi, le loro famiglie erano unite e festeggiavano Natale e Ramadan insieme. Poi la guerra, la distruzione, le bombe tra fratelli e il crollo dello Stari Most, il Ponte Vecchio, patrimonio dell’Umanità, che divide ancora la sponda est della Neretva, dove vivono i musulmani, dalla sponda ovest, territorio dei cattolici. Anche se oggi gli uni possono circolare nelle zone degli altri, sotto l’occhio vigile dei caschi blu delle Nazioni Unite, le ferite sono ancora aperte e le divisioni nette.
CLANDESTINI - Il legame tra Zielka e Vernes fa scalpore. Lei lo va a prendere in auto e si ferma a due isolati da casa sua. Gli fa uno squillo al cellulare e lui la raggiunge in un posto sicuro. Come se a Mostar ci fosse ancora una zona franca, una “no man’s land”. Zielka si giustifica: «Meglio che non mi vedano, potrebbe essere pericoloso addentrarmi nel quartiere musulmano. E poi chi li sente i miei genitori. Non sono molto contenti che io frequenti Vernes». E pensare che, quando a Mostar si andava d’amore e d’accordo, le famiglie dei due ragazzi si aiutavano a vicenda. Nel 1992, la prima bomba serbo-montenegrina sulla città fece saltare una cisterna e con essa saltò anche Vernes, che si trovava nei pressi della costruzione. Aveva appena 6 anni, entrò in coma. «I miei genitori - racconta Zielka - aiutarono Vernes a mettersi in salvo. Venne portato in Australia e subì sette operazioni. Per un periodo rimase senza parte dell'osso del cranio prima di una ricostruzione plastica. È vivo per miracolo».
CHAT - Poi, tutto peggiorò, in un crescendo di violenza. Quando nel 1993 cattolici e musulmani, vicini di casa, cominciarono a uccidersi fra di loro, addio amicizia, addio solidarietà, addio Natale e Ramadan insieme. Le vite di Zielka e Vernes presero due strade diverse, questione di pochi metri, di tanta follia etnica. «Ci siamo incontrati dopo anni, per caso, in una chat - sorride Zielka -. Non ci abbiamo pensato un attimo a riprendere i contatti e a frequentarci di nuovo, anche se non troviamo molto seguito fra parenti e conoscenti. Per strada ci guardano male, nel migliore dei casi ci prendono in giro». Zielka va a mille: da Medjugorie, dove lavora, a Mostar, dove vive, impiega 40 minuti. Di solito quei 27 chilometri tutti curve, strade sterrate e risalite si percorrono in un’ora e mezza. Divora spazio e tempo, mangia come un uccellino e fuma una sigaretta dopo l’altra. Vernes la guarda e si vede che le vuole bene: «Non la ferma nessuno, lei scardina tutte le regole del nostro mondo. Fa amicizia con tutti e se ne frega delle differenze fra di noi».
A DUE PASSI DALL'EUROPA - Sarà il gusto di andare controcorrente, ma la ragazza non sembra curarsi del mondo intorno a lei e della sua famiglia. Vorrebbe dimenticare quell’infanzia sotto le bombe e andare avanti, pensa di tornare in Italia, dove ha trascorso parte della sua infanzia, grazie ai programmi d’aiuto per i bambini bosniaci. Alla domanda «Com’è stato vivere in quegli anni?», ci liquida: «Non ho voglia di parlarne». Anche Vernes pensa al suo futuro, con una punta di apprensione. Frequenta Economia e Commercio e conosce perfettamente inglese e spagnolo: «Nella mia università studiamo economia, storia, lingue. Ci preparano benissimo, ma la laurea bosniaca non serve a nulla fuori da questi stretti confini. Se volessi fare un master a Londra o a Milano qualcuno da lì dovrebbe garantire alloggio e soldi, essere responsabile per me al cento per cento. Per non parlare della trafila infinita di visti». Con i suoi vent'anni e la maglia del Barcellona indosso, Vernes sogna l'Europa. Ma rimane nei dintorni del Ponte Vecchio, dove lo conoscono tutti e lo prendono in giro per la sua amica "diversa". «Sono stupidi, ma prima o poi capiranno». Il segreto di Mostar ce lo svela con un sorriso amaro Zlatan, un anziano professore che oggi per vivere fa la guida turistica: «Questa è la faglia tettonica della storia. A Mostar e in tutta la Bosnia conviviamo come fratelli, ci amiamo. È solo che ogni tanto ci ammazziamo».
Ketty Areddia
corriere.it

Friday, February 22, 2008

mi fa male la pancia. oggi non riesco a pensare ad altro che al dolore allo stomaco che mi trafigge il cervello ed ai miei amici d'oltre Adriatico. M. e L. mi hanno spedito una foto, mi è arrivata oggi. risale all'estate scorsa, loro due, cittadini di un Paese che ora sono due, figli di comunità dai rapporti conflittuali, stretti viso a viso sotto la Sagrada Familia. chissà se sono stati insieme allora. chissà se ci stanno ancora. ma non sono gli unici a scrivermi oggi. "we don't want 90ies all over again. It is the high time that we wake up again, like we did in 2000 and to show the rest of the world that there is still some spirit left to oppose the creatures from the nightmares which are threatening to take away from us a little dignity that's left."

Friday, February 15, 2008


Wednesday, February 06, 2008

SCRIVI un racconto in sei parole
Leggenda vuole che fu una scommessa a portare Ernest Hemingway a dimostrare che sì, è possibile. La frase da lui coniata - Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate (For sale: baby shoes, never worn l'originale) nella letteratura anglosassone è rimasta storica, un capolavoro di pathos e brevità. Se difficilmente verrà uguagliata l'intensità del racconto miniatura dell'autore de Il vecchio e il mare, i tentativi non mancano. Sono già, ad occhio e croce, più di 15.000. Questo grazie all'iniziativa di un sito web che ai suoi utenti, prendendo spunto proprio dalla composizione di Hemingway, ha posto una sfida: raccontare la propria vita in mezza dozzina di parole. "Mai e poi mai avremmo creduto di vedere risultati simili", ha raccontato Larry Smith, giornalista, scrittore e fondatore di Smithmag.net, che al folto pubblico di Internet si presenta come "la dimora della narrativa, in tutte le sue forme". "La voce si è sparsa subito, in pochi giorni sono arrivate migliaia di piccole memorie". Questo accadeva nella seconda metà dello scorso anno.
Oggi - chi vuole può ancora cimentarsi, il sito è libero e attivo - sta per uscire la prima raccolta: Il titolo, Not quite what I was expecting, non proprio ciò che mi aspettavo, è il testo completo di una delle memorie ricevute. "Siamo rimasti colpiti dal talento degli scrittori sconosciuti e noti che hanno raccolto la sfida", sottolinea Rachel Fershleiser, coeditrice del libro. E' l'abilità a entrare nel merito senza preamboli a sorprendere, l'immediatezza del tono di ogni memoria: "Trovato amore vero, sposato un altro", scrive Bjorn Stromberg. "Volevo scrivere, avevo paura di fallire", rivela Emily Hambridge. "Faccio ancora il caffé per due", sottolinea Zak Nelson.Frasi commoventi, struggenti, a volte comiche: come "Amo seni grossi, non so mentire". Tra i nomi affermati che hanno inviato le sei parole autobiografiche ci sono Joyce Carol Oates (Vendetta è vivere bene, senza di te), Nora Ephron (Segreto della vita: sposa un italiano), Dave Eggers (Quindici anni da ultima visita barbiere), e tanti altri, ma per il libro, che negli Usa è uscito ieri, Smith e Fershleiser hanno scelto di abbinare voci conosciute ad altre assolutamente ignote. "Perché tutti -precisano - abbiamo una storia da raccontare".
Paola De Carolis
(corriere.it)

LE ACCUSE
«Il vice di Bassolino guadagnava un milione»
Rifiuti, requisitoria del pm. La Procura: con cifre così alte, più durava l'emergenza più si lucrava
La crisi potrebbe ulteriormente acuirsi a causa del blocco dell'impianto di cdr di Giugliano
Il subcommissario Raffaele Vanoli percepiva oltre un milione di euro ogni anno
NAPOLI — L'emergenza rifiuti è stata l'occasione per far guadagnare cifre «inimmaginabili » a chi lavorava negli anni scorsi al commissariato straordinario, dove durante la gestione Bassolino i subcommissari hanno ricevuto compensi pari anche a novantacinquemila euro al mese e non c'era quindi alcun interesse a risolvere la situazione. È questo uno dei punti centrali della requisitoria dei pm Noviello e Forleo durante l'udienza preliminare per il rinvio a giudizio del governatore della Campania Bassolino, dei vertici di Impregilo e di alcuni ex rappresentanti del commissariato.
I pm hanno citato i casi più eclatanti: il subcommissario Vanoli percepiva un milione e cinquantamila euro all'anno, i subcommissari Paolucci e Facchi, compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro. La stessa situazione si sarebbe verificata anche quando commissario era il prefetto Corrado Catenacci, che in una intercettazione telefonica allegata agli atti del procedimento e citata dai pm, si lamentava con l'interlocutore, perché il suo stipendio era di cinquemila euro mensili, mentre due tecnici della struttura commissariale intascavano cifre pari a un miliardo di lire all'anno.
Con compensi così alti, sostiene la Procura, è chiaro che «più durava l'emergenza più si guadagnava», e quindi la gestione commissariale non avrebbe avuto affatto interesse a superare la crisi. Di qui le molte inadempienze che oggi sono contestate agli imputati — soprattutto non aver messo a norma gli impianti cdr che producono un materiale inutilizzabile come combustibile nel futuro inceneritore di Acerra e in qualunque altro inceneritore — e di cui, secondo i pm, Bassolino era a conoscenza perché il suo ruolo di commissario era un ruolo «amministrativo e non politico» e aveva quindi «giuridicamente l'obbligo di controllare».
L'emergenza che oggi affligge la Campania nasce, sostiene la Procura, anche da quella cattiva gestione commissariale che consentì all'Impregilo di far finire in discarica non il 14 per cento dei rifiuti prodotti, così come prevedeva il piano, ma il 49 per cento, intasando gli impianti e creando quella che i pm chiamano «fame di discariche» con la quale deve fare i conti oggi il commissario De Gennaro mentre cerca di portare la regione fuori dalla crisi.
Una crisi che rischia di costare all'Italia pesanti sanzioni dall'Ue (appena avviata una nuova procedura di infrazione per le troppe discariche abusive in tutto il Paese) e che potrebbe ulteriormente acuirsi a causa del blocco dell'impianto di cdr di Giugliano, che ha i depositi pieni e ieri ha dovuto sospendere la lavorazione dei rifiuti.
Fulvio Bufi 06 febbraio 2008
(corriere.it)


blablabla. Invece di parlare al vento, portate Bassolino e i suoi amichetti in tribunale per responsabilità oggettive e improduttività e se confermato fategli restituire allo Stato i soldi che si sono intascati. Sono convinta che sarebbe di grande ispirazione per tutti, loro compresi.

Sunday, February 03, 2008

ho visto Into the Wilde. continuo a chiedermi se Chris fosse consapevole di viaggiare verso la morte, e se questa consapevolezza coincida essa stessa con la consapevolezza di vivere davvero.